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05.06.2019

Navigare senza governare: la deriva dei mercati della logistica e del trasporto

Le immagini apparse in questi giorni, della nave addetta al traffico interno quasi travolta da un transatlantico italiano con bandiera panamense che andava alla deriva cercando il suo spazio nel bacino di Venezia sono iconiche. Esse infatti concentrano tutte le criticità presenti sul mercato della logistica e del trasporto. Adesso il quadro è chiaro a tutti, ma cos’altro fare sul piano legislativo ?
 Le competenze comunitarie in tema di logistica e di trasporto
Ai sensi del titolo VI del Trattato, “la politica dei trasporti dell'Unione europea (UE) mira a garantire una circolazione, efficiente, sicura e libera delle persone e delle merci in tutta l'UE, tramite una rete integrata che sfrutta tutte le modalità di trasporto (su strada, ferroviario, per via navigabile e aereo)”. Come è noto, detta politica si esprime attraverso Direttive e Raccomandazioni, ma soprattutto tramite Regolamenti, che sono direttamente applicabili sui territori dei singoli Stati. I pilastri (pillars) della politica comunitario sono l’accesso al mercato, che necessita una armonizzazione dei costi di produzione, lo sviluppo di uno spazio unico europeo dei trasporti, basato su di un “libro bianco 2011” (per una politica dei trasporti competitiva e sostenibile) e su di una rete di nuove infrastrutture europee, finanziate secondo determinate linee di traffico (corridoi). Nei giorni scorsi, è stato presentato il nuovo programma 2019 Horizon Transport il cui info day si terrà a Bruxelles il 7 ottobre p.v., che prevede finanziamenti e contributi per 356 milioni di euro sui seguenti progetti:
- Mobilità per la crescita
- Trasporto su strada automatizzato
- Veicoli green
- Batterie di nuova generazione
Anche a livello nazionali, sono tante le cose che si potrebbero fare
Tutt’oggi, la politica nazionale in materia di trasporto rileva quanto le provvidenze e le altre misure compensative concesse alle imprese nazionali per confrontare la concorrenza prestata dagli altri operatori esteri od estero vestiti. Si tratta di contributi preziosi nel breve termine, ma insufficienti a garantire un futuro alle PMI italiane, ora che altre imprese si stanno integrando in senso verticale, risalendo la catena logistica verso attività più remunerative. Il Piano generale dei trasporti e della logistica del 2012 è in gran parte inattuato ed il trasporto multimodale di cui tanto si parla ha percentuali insignificanti rispetto alla strada.
Quali figure professionali servirebbero oggi a governare il cambiamento ?
Per non andare alla deriva, i nuovi Ministri delle infrastrutture e dei trasporti dovrebbero innanzitutto conoscere il mercato e le varie “lingue” che sono utilizzate: sempre a mio parere, il focus dovrebbe incentrarsi sulle misure per migliorare la concorrenza nel settore, favorendo lo sviluppo delle imprese sane e seriamente produttive a discapito degli speculatori oppure degli operatori che lavorano in perdita per non fallire. Una sana pulizia tra le imprese che già operano sul mercato è appena cominciata.

Postato da: Avvocato Michele Calleri

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