
blog
Attività collegate
Lawgistics & disaster recovery: una buona procedura per gestire i contrattempi negli affari
L’attività professionale deve talvolta affrontare nuovi scenari, in questa contingenza, anche situazioni critiche. Per questo motivo, è molto importante regolamentare, oltre che la quotidianità dei propri affari, anche le procedure da adottare nell’ipotesi in cui ci si dovesse riprendere da un loro improvviso blocco.
La dottrina economica suole distinguere i Business Continuity Plan, che preservano la continuità dell’attività aziendale, dai Disaster Recovery Plan, che riguardano essenzialmente la gestione di situazioni critiche. Si tratta di veri e propri documenti legali (framework) che implicano decisioni ed assunzioni di responsabilità e che sono destinati ad avere effetti giuridici, all’interno ed all’esterno dell’azienda interessata.
Sommariamente, si tratta di documenti che analizzano rischi o possibili scenari disastrosi e che sono finalizzati ad individuare gli obbiettivi della ripresa ed i tempi e le spese necessarie per raggiungerli. Questi documenti identificano, in primo luogo, le risorse interne ed esterne all’azienda che sono coinvolgibili nella ripresa e le fonti, legali e finanziarie, necessarie ad attivarle (contratti già in essere, assicurazioni, investimenti etc.). Nell’attuale scenario, molta attenzione va riposta nelle infrastrutture e nella comunicazione, risorse da condividere e far verificare da parte dei professionisti coinvolti nel piano, in considerazione dell’impatto che lo scenario analizzato potrebbe avere sugli affari ordinari. Le informazioni così raccolte vanno condivise tra tutti gli interessati, da parte di un gruppo di lavoro dedicato, autorizzato a prendere decisioni potenzialmente in grado di rivoluzionare vecchi sistemi (si pensi, ad esempio, al lavoro a distanza). Il piano dedicato alla ripresa dell’attività aziendale andrà poi validato e fatto proprio dal management aziendale, attraverso opportuni provvedimenti formali, verificato, attraverso un apposito programma di sviluppo, oppure modificato, nel caso in cui il mercato proponesse nuove sfide, anche sul solo piano della comunicazione.
Il principio generale è quello di assicurare preventivamente la sicurezza dell’attività aziendale, piuttosto che i rimedi da approntare in caso di incidenti (better safe than sorry): assicurare il comando ed il controllo attraverso plurimi sistemi di comunicazione, raddoppiare le soluzioni di logistica e di trasporto, farsi circondare da persone intelligenti, piuttosto che fedeli, addestrare il personale ed incentivarlo secondo già condivisi principi aziendali costituiscono elementi fondamentali nella predisposizione del piano.
Il piano è anche necessario per documentare l’impegno dell’impresa a prevenire illeciti ai sensi del Decr. Lgs. n. 231/2008, nelle sue varie articolazioni, ovvero a rispettare il T.U. in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro: tuttavia, nella attuale congiuntura, non va sottovalutata la sua funzione di documento base per una rinnovata ripresa produttiva.
L’occasione è infatti troppo propizia per non trasformare la pandemia in paranoia, bensì ammodernare le proprie risorse, professionali ed organizzativi, secondo un apposito schema operativo (framework) che riorganizzi la ripresa secondo principi di legalità, resilienza e trasparenza, coinvolgendo soprattutto le risorse più giovani, le più spaventate dalla situazione corrente.
